Febbraio ’74, convegno sui mali di Roma: la testimonianza di Teresa Petrangolini

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45 anni fa, nel febbraio 1974, si celebrava un evento storico per la città di Roma: l’assise comunemente conosciuta come “il convegno sui mali di Roma”, indetto dalla Diocesi della città per riflettere sui problemi  della metropoli e capire il ruolo della comunità cristiana in questo contesto. Fin qui nulla di particolare, un convegno come un altro. Ciò che lo rese eccezionale furono le modalità in cui si svolse e i partecipanti che ne presero parte.

In pratica per circa una settimana in molte delle basiliche più importanti di Roma si riunirono tutti quei romani, erano centinaia e centinaia di persone, che stavano facendo qualcosa per la propria città, dai parroci di periferia ai boy scout, dai gruppi ecclesiali alle cooperative sociali, dalle associazioni di quartiere ai circoli culturali. In pratica si vide una Roma che non si era mai vista, la Roma dell’impegno civico variamente espresso.

Non sono né una sociologa di professione né uno storico, però mi piace pensare che quella sia stata una delle tappe miliari della nascita del cosiddetto Terzo Settore, almeno in questo pezzo di Paese. Sono note le cifre del volontariato e dell’attivismo civico in Italia, milioni di persone impegnate a rendere l’esistenza umana più vivibile. Quanta energia sprigiona da questo esercito di cittadini che in modo variegato sono impegnati  a prendersi cura dei beni comuni!

Se penso a Roma, non credo che i cittadini avrebbero potuto usufruire di tante aree verdi (alzando un velo pietoso sull’attuale manutenzione comunale, spesso garantita invece dagli stessi abitanti) se non ci fossero state associazioni che per anni si sono battute per la loro apertura al pubblico. Penso al Parco del Pineto o al Parco delle Valli, ma anche a piccole aree di quartiere. Molti servizi sociali non sarebbero mai nati senza le associazioni dei disabili o quelle legate alla salute mentale che hanno lavorato per aprire i centri diurni o per ristrutturare beni pubblici inutilizzati da dedicare all’assistenza delle persone fragili. Teatri, attività culturali, librerie, biblioteche sono proliferati soprattutto nelle zone periferiche della città grazie a cooperative e iniziative culturali nate dal basso. Roma senza tutte queste cose sarebbe ben più desertica di come è oggi.

Lo stesso potrebbe dirsi pensando allo sviluppo del nostro Servizio sanitario nazionale, che ha appena celebrato il suo quarantennale. So, per averli vissuti molto da vicino, quanti sforzi hanno fatto le associazioni civiche per pretenderne la qualità e il rispetto dei diritti dei pazienti, per prestare il proprio servizio come volontari, per introdurre principi di umanizzazione e di accesso alle cure in settori importanti come l’oncologia o l’assistenza ai bambini. Sono certa che non avremmo potuto avere la migliore legge europea sul diritto a non soffrire o la legge sul “Dopo di noi” per il futuro delle persone con handicap dopo la perdita dei genitori, se non ci fosse stata una cittadinanza attiva mobilitata su questi temi.

Di tutto questo c’è poca memoria nel Paese e, se c’è, è molto frammentata, legata a singoli momenti, a singole leggi, a singole organizzazioni, senza un filo narrativo collettivo, che andrebbe invece costruito come parte della storia d’Italia. Magari facendola ruotare attorno al significato e alla forza di una pietra miliare della nostra Costituzione, quale è stato ed è l’art. 118 uc, che riconosce nell’attivismo civico un valore che la Repubblica deve sostenere  sulla base del principio della sussidiarietà orizzontale.

Nel suo ultimo libro “No is Not Enough” (Penguin Random House 2017; ed.it. “Shock Politics”, Feltrinelli 2017), Naomi Klein, nota attivista no global, sostiene che in un sistema basato sull’eterno “prendere”  è necessario invertire la rotta e andare verso il “prendersi cura” per migliorare la qualità della vita delle persone e del pianeta. La categoria del “green job” va quindi estesa a qualsiasi lavoro o attività utile e arricchente per la comunità che non consumi troppo carburante fossile. L’assistenza alle persona è “energia rinnovabile”, la formazione scolastica lo è, così come la cura dei malati e degli anziani, la promozione dell’arte o degli asili per bambini, tutte iniziative a bassa emissione di carbonio.

E’ un ragionamento paradossale forse ma interessante, perché mette in luce come avere a cuore la vita di una città, affinchè sia a misura anche dei più deboli, rende quella stessa città più sostenibile e più moderna. Tutto questo sicuramente non l’hanno pensato i partecipanti al “Convegno sui mali di Roma”, loro volevano far sentire la voce di una città sconosciuta ma attiva e presente. Magari, oltre ad aver costruito un pezzo di storia del paese, ci hanno fatto vedere uno spicchio di futuro ed indicato la strada per una rivoluzione gentile.

Prec.Combattere la nostalgia di un paese smemorato.
Succ.L’economia, imprescindibile.
Teresa Petrangolini ha una lunga esperienza di impegno e lavoro presso le associazioni dei cittadini e presso gli organismi istituzionali come promotrice di politiche di partecipazione civica. Da oltre 30 anni si occupa dei temi della salute e della tutela dei diritti dei pazienti. È tra i fondatori e quindi Segretario nazionale del Tribunale per i diritti del malato (TDM) e ha partecipato alla stesura e alla diffusione della Carta Europea dei Diritti del Malato. È stata per 10 anni Segretario Generale Cittadinanzattiva (CA), associazione leader nelle pratiche partecipative e promotrice dell’art.118 uc della Costituzione italiana sulla sussidiarietà orizzontale, e fino al 2012 Direttore di Active Citizenship Network, rete europea della stessa CA. Nel 2013 è stata eletta Consigliere regionale del Lazio ed è entrata nell’Ufficio di Presidenza del Consiglio. Attualmente è collaboratore AGENAS, svolge attività di ricerca e formazione nel campo dei diritti dei pazienti, ed è Direttore di PatientAdvocacy Lab, promosso da ALTEMS – Università Cattolica del Sacro Cuore.

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