“Una democrazia in pericolo. Il lavoro contro il terrorismo”

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In occasione del quarantesimo anniversario della morte di Guido Rossa assassinato dalle Brigate Rosse, la Fondazione Di Vittorio, la Camera del Lavoro di Genova e il Sindacato dei pensionati della Liguria hanno promosso la pubblicazione del libro di Francescopaolo Palaia edito da Il Canneto e intitolato “Una democrazia in pericolo. Il lavoro contro il terrorismo” che si avvale della prefazione di Susanna Camusso.

Questo bel volume approfondisce in particolare il ruolo svolto dalla Cgil e dal Pci nella complessa stagione del terrorismo e dello stragismo in Italia.
Il sindacato confederale italiano e il Partito Comunista Italiano, percependo la sovraesposizione delle istituzioni al rischio di un collasso democratico, si convinsero di doversi occupare direttamente della difesa dell’ordine repubblicano nato dalla Resistenza. Viveva da decenni nel loro impianto culturale la totale identificazione nella Costituzione repubblicana e nella sua difesa. Palaia ricostruisce minuziosamente tra l’altro anche il sistema di “intelligence” messo a disposizione delle istituzioni di sicurezza da parte della Cgil e del Pci che sarà determinante nel contrasto al terrorismo per realizzarne l’isolamento politico come precondizione della sconfitta militare.
Il libro affronta sia la qualità delle scelte fatte che le necessarie gradualità e processualità che hanno caratterizzato uno impegno gigantesco per fare comprendere a milioni di persone la reale posta in palio e le scelte necessarie da mettere in campo per vincere la battaglia più insidiosa che la democrazia italiana ha dovuto affrontare nel secondo dopoguerra e che ha infine concluso vittoriosamente. Oggi possiamo rivendicare con orgoglio questa battaglia vinta dal popolo italiano con uno straordinario contributo delle forze del lavoro.
Il sindacato e il Pci hanno dovuto dapprima guidare una battaglia politica molto complessa nell’orientare grandi masse di lavoratori nella corretta comprensione dei fatti, nell’impegno a contrastare ogni lassismo e ogni tentazione di collocarsi nella così detta “zona grigia”, l’area dell’indifferenza che in una prima fase è stata effettivamente presente nella società italiana come tra i lavoratori. Una battaglia culturale e politica che ha acquisito via via una forza e una consapevolezza crescenti mentre il sindacalismo confederale, alla testa di un ampio e unitario schieramento di forze, è sempre stato puntualmente e tenacemente impegnato nel predisporre dopo ogni attentato una risposta di mobilitazione per la difesa della democrazia e della convivenza civile, per la riaffermazione del valore della vita delle persone, per il rifiuto della violenza, per l’affermazione del confronto e del dialogo, per la partecipazione democratica e di massa quali unici strumenti atti a sostenere politiche di cambiamento.
Ed è stato grazie all’opera di personalità come Luciano Lama, Arrigo Boldrini, Sandro Pertini, Enrico Berlinguer come di tante figure significative della società italiana se la fragile democrazia di questo nostro paese non è crollata sotto i colpi convergenti di tante forze eversive nazionali e internazionali; la classe lavoratrice non si è prestata ai disegni eversivi e vi è stato il generale rigetto della violenza da parte della stragrande maggioranza dei cittadini.
Va sottolineato che dopo la riscossa operaia culminata con l’autunno caldo del 1969, che si è chiuso con la strage di Piazza Fontana, mentre erano in corso delle straordinarie battaglie sociali e civili partecipate e di massa finalizzate all’allargamento della democrazia del nostro paese, tutte le energie migliori della nostra società hanno dovuto incanalarsi nella difesa della democrazia. Questa scelta obbligata ha comportato un cambio del paradigma di fondo che ha assorbito quelle grandi risorse che si stavano liberando e che sono invece necessariamente confluite nel fare argine anziché nell’avanzare. Una scelta obbligata che avrebbe inevitabilmente prodotto nel tempo delle conseguenze pesanti.
I diversi terrorismi che hanno insanguinato il paese hanno determinato nei fatti un gigantesco effetto stabilizzante di uno status quo che si è invece confermato senza innovarsi e senza dare le risposte che il paese si attendeva. Uno status quo che sì è ulteriormente consolidato fino a cristallizzarsi e a involversi pericolosamente. Uno status quo che si è dimostrato incapace di risolvere i veri problemi dell’Italia, incapace di attribuire la giusta importanza al valore sociale del lavoro, di attuare pienamente il dettato costituzionale e le grandi potenzialità che esso contiene.
La morte di Aldo Moro ha forse rappresentato nella storia d’Italia un crocevia. Ha rappresentato non solo l’arresto di processi politici e sociali potenzialmente innovativi, ma la loro sostanziale conclusione. Ha oggettivamente fatto registrare il pesante fallimento delle forze che avevano dato vita alla Resistenza vittoriosa e poi alla promulga della Costituzione nel loro tentativo di realizzare una trasformazione profonda del nostro paese come dei suoi processi partecipativi e democratici. Ha avviato una crisi di sistema i cui esiti sono ancora oggi drammaticamente aperti.
Il libro di Palaia è utile alle attuali e alle future generazioni per non dimenticare e per comprendere meglio la difficile storia del nostro paese.

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