Il Venezuela e la sinistra

0
144

Un recente commento di Michele Serra sulla situazione venezuelana spinge ad una riflessione su come la sinistra abbia idolatrato le politiche di quel Paese negli ultimi 20 anni. Nonostante il disastro odierno, va ancora ricordato che era un’ammirazione comprensibile perché immaginava un’alternativa al neoliberismo. La ricerca di uscita dalla dicotomia Blair-Maduro non dovrebbe però portarci a pensare che una politica progressista possa essere applicata con la stessa strategia in tutto il mondo.

Ha scritto di recente Michele Serra che le simpatie per Maduro non possono che essere spiegate dalla necessità di trovare qualche straccio di alternativa politica all’esistente per la sinistra e per i populismi. Giusto. E che però la miseria in cui si vive in Venezuela oggi non possono assolutamente giustificare queste simpatie. Vero anche questo. Non possiamo però dimenticare che l’appoggio per Maduro brilla in realtà di luce riflessa; questa luce continua a provenire da un uomo ormai deceduto, Hugo Chávez.
Va ricordato che la fragilità del sistema messo in piedi dal chavismo, basato essenzialmente sugli alti prezzi del petrolio di cui il suo Paese ha beneficiato per molti anni, si è drammaticamente rivelata. D’altro canto, quel modello ha permesso un’avanzata emancipazione sociale e culturale per i venezuelani meno fortunati, e ha rappresentato per quel Paese l’unica alternativa al sistema neoliberale che pure Serra scrive di voler superare. I dati di Fmi e World Bank ce lo confermano. Due momenti di crisi hanno colpito la Rivoluzione Bolivariana: il tentativo di colpo di Stato nel 2002 e la caduta dei prezzi del petrolio nel 2014. Ma nel restante periodo la povertà è crollata e le aspettative di vita aumentate.
Oltre ai sussidi per l’alimentazione dei più poveri, ai progetti di alfabetizzazione e a quelli per l’accessibilità alle cure mediche, potremmo ricordare come i governi di Chávez abbiano ampiamente finanziato El Sistema, un programma di educazione musicale elogiato anche dal nostro Claudio Abbado.
La miseria attuale della sinistra venezuelana sta nell’aver intravisto una strada per un nuovo modello di produzione, quella delle imprese socializzate che Chávez chiamava Comunas, ma di non averla messa in piedi per tempo in previsione di un possibile tracollo dei prezzi del petrolio. O comunque, per superare una dipendenza su cui ci si affidava troppo. Ne ha scritto, tra gli altri, George Ciccariello-Maher nel suo Building The Commune.
Parafrasando Gramsci in una citazione amata anche dall’ex presidente bolivariano, il vero problema è che se il neoliberismo (di cui anche un presunto socialista come il Tony Blair menzionato da Serra si è fatto promotore) è sostanzialmente morto, un nuovo sistema stenta a nascere. Si riesce a volte a trovare una via di fuga momentanea adatta a certi contesti geografici, economici e storici, come fece Chávez, ma non si riesce ad andare oltre.
Quale alternativa si potrebbe allora pensare ad un sistema che sembra non vedere via d’uscita alla guerra di tutti contro tutti?
In primo luogo dovremmo tenere presente che il mondo è Paese solo nella nostra fantasia, e una ricetta economica non è sempre valida in qualunque situazione. “One size fits all” è un motto dell’epoca neoliberista da dimenticare.
Se ci riferiamo all’Europa, forse unendo spesa pubblica finanziata con moneta fresca della banca centrale e creatività nel mettere in campo piani di lavoro pubblici statali, si potrebbe riuscire a contenere i disagi occupazionali provocati dalle oscillazioni del capitalismo, come già ci insegnarono Franklin Roosevelt e Hyman Minsky.
Ma per quanto riguarda il Venezuela, la situazione è arrivata ad una tale tragedia che qualunque soluzione, anche l’ingresso di capitali privati (imperialisti, qualcuno li definirebbe) in settori ora controllati dal pubblico andrebbe bene per risollevare le sorti dei venezuelani. La sinistra lì non può fare altro che compiere una ritirata strategica e riproporsi dopo aver rielaborato una corretta teoria e pratica politica. Ripensando l’applicazione del sistema delle Comunas, magari, e riflettendo sulla possibilità di recuperare le idee di Che Guevara sul Sistema Budgetario di Finanziamento, di cui ha scritto Helen Yaffe nel suo The Economics of Revolution.

INVIA COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome